[Recensione] – “Il mare di Wuh” di Alessandro Gnani

[Tu meritavi di più, ma adesso shock
Al rientro da uno spot, abiti dentro a una favela
Finita l’era di Hell Dorado, nel piano B tu non sei convocato]

La canzone “Radio conga” dei Negrita racconta la storia di un uomo che passa dall’Hell Dorado, società dell’opulenza, alla giungla. Il progetto di Alessandro Gnani è molto più ambizioso: mostrare un’intera società che da El Dorado diviene Hell Dorado (un inferno dorato).

Per farlo l’autore costruisce davanti ali occhi del lettore un vero e proprio puzzle, dove i capitoli sembrano pezzi che si incastrano perfettamente uno dopo l’altro per comporre la realtà di Hayal “il più grande parco del mondo con le case dentro”, dipartimento dell’immaginario stato di Irkét dove tutto è studiato per essere a misura d’uomo: il clima artificialmente temperato tutto l’anno, le case e lo stile di vita ecocompatibile, l’immigrazione studiata per essere una risorsa e non un problema, aspettativa di vita altissima, una totale assenza di criminalità e così via.

Cosa volere di più? Se lo chiede sornione Mr. Wuh, placido e ironico procuratore del mandamento di Hayal e ci sembra pure un po’ annoiato mentre se lo domanda chiacchierando amabilmente con il suo caro amico Mr. Kah. Anzi, pare quasi desiderare una scossa per uscire dal torpore che avvolge l’intera società di Hayal la cui felicità gli sembra posticcia.

Il vecchio adagio che recita “attento a ciò che desideri, potresti ottenerlo” colpisce ancora una volta.

Una serie di crimini, infatti, mette in crisi l’impianto sociale di Hayal; dapprima due immigrati poi dei membri stimati della società compiono azioni violente fino ad allora inimmaginabili per l’opinione pubblica. Mr. Wuh si trova al centro di ina bufera mediatica e il suo mondo, che sembrava uno stagno immutabile, viene travolto da una tempesta. Così vediamo i vari personaggi schierarsi sia in un posizione aggressiva (come la cinica lady Celik, capo di una specie di corpo di polizia detto “la ronda”) o più conservativa a difesa delle leggi vigenti (come l’avvocato Bert, preoccupato di una deriva che possa travolgere Hayal). A questo punto il lettore capisce che il meccanismo letterario inventato dall’autore è davvero ingegnoso. Con la scusa di descrivere una società, che pare quasi adolescenziale per la sua ingenuità, ha cominciato a insinuare alcune domande: una democrazia perfettamente compiuta dove i politici seguono pedissequamente l’opinione pubblica è sostenibile? Una magistratura eletta dal popolo sarebbe davvero migliore? L’immigrazione è una risorsa o un problema? Creare ambienti ecologicamente artificiale, seppure ben fatti, è giusto? I social media sono liberi o manipolabili? Qui sta la forza del romanzo, perché Alessandro non suggerisce alcuna risposta ma lascia che la storia si dipani dinnanzi a noi lasciandoci il compito di giudicare.

Così assistiamo alla tenera e delicata storia d’amore tra Wuh e sua moglie, alla scalata al potere di lady Celik, alle storie drammatiche di colpevoli e vittime, alla tragedia di ragazze che non si sentono di abitare il proprio corpo, alla ferocia del placido “uomo comune”. In una matrioska di storie e idee che coinvolgono i lettore sino alla fine del romanzo.

Lo stile rimane sempre leggero e scorrevole, anche nelle parti più crude l’autore usa la penna in modo ironico mostrando i vari punti di vista dei personaggi che si alternano davanti ai nostri occhi. Il romanzo è divertente e profondo, anche coraggioso perché cerca di affrontare il tema della democrazia diretta esercitata “in tempo reale”. Il sogno di una “democrazia in salsa social” è davvero un sogno o è un incubo?

Io amo due tipi di romanzi: quelli che raccontano una bella storia e quelli che ti lasciano con delle domande importanti. Il libro di Alessandro Gnani assomma entrambe le caratteristiche: una favola distopica e allegorica che vale assolutamente la pena di leggere per immergersi nel mare di Mr. Wuh e di tutte le storie che popolano Hayal.

La frase (depurata dallo spoiler): “Da settimane sorridevano sull’orlo dell’abisso mano nella mano. Ma quando la kari rimaneva sola ci sprofondava dentro. L’orrore della morte annunciata. Il buio che ingoia [..] pezzo a pezzo. Volerlo tirare fuori a tutti costi, volerlo trattenere a sé e non poterci riuscire. Tanto valeva prendere il volo insieme, allora, sempre meglio vincere in due che perdere da sola.”

Da leggere se si è amato: “3012” di Sebastiano Vassalli.

Da leggere ascoltando: “Radio Conga”, Negrita; “le elezioni” Giorgio Gaber.

[È proprio vero che fa bene

Un po’ di partecipazione

Con cura piego le due schede

E guardo ancora la matita

Così perfetta e temperata

Io quasi quasi me la porto via

Democrazia]

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2 thoughts on “[Recensione] – “Il mare di Wuh” di Alessandro Gnani

    1. Caro Alessandro, il tuo libro è davvero bello. Complimenti per stile e originalità. Lo consiglio a tutti i lettori del sito!

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